domenica 24 agosto 2008

Strane coincidenze a Buenos Aires e la notte si chiude come un sipario

Mi sveglio tardi, lentamente faccio colazione alla francese (copiando Valerì) metto sulla piastra le fette di pane, le spalmo di burro e miele e me le godo croccanti e anche un po’ bruciacchiate, mentre la moka borbotta e il latte si scalda. Prendo il Clarin che oggi è sabato ed è un plico enorme di carta per via degli annunci e inserti e tanta pubblicità. Poi l’autobus collettivo che mi porta sotto casa di Agus, sono le 13 e oggi dobbiamo visitare alcune case apto/profesional. Alejandro è andato a sbrigare un lavoro d’urgenza, è sistemista e ha appena ricevuto un lauto aumento di stipendio, stasera è il suo compleanno che verrà festeggiato al velodromo, agus mi racconta dell’università mi invita alla sua prossima lezione di antropologia culturale dove decostruirà l’atteggiamento di sudditanza dell’argentino verso la cultura europea. Sfogliamo il Clarin mentre beviamo mate e fumiamo sigarette. Individuiamo tre annunci interessanti, uno in Calle Alvarez , e penso che è la stessa via dove sono stato ieri a mangiare una milanesa alla napolitana.

La milanesa alla napolitana è il simbolo dell’integrazione immigratoria, una cotoletta impanata sormontata da mozzarella pomodoro e origano. Il posto dove l’ho mangiata si chiama La Colonia ed è un piccolo ristorante con le pareti tappezzate di quadri e un’aria accogliente. Mi sono seduto al solito tavolino che da sulla finestra luminosa e mi sono mangiato la cotoletta con purè, sorseggiandomi il bicchiere di vino. Al bancone la ragazza mi scrutava distrattamente e gli esercizi di spagnolo sono andati via lisci che di distrazioni ce n’erano poche, tranne ad un certo punto che è entrato un tale e si è seduto nell’altro tavolino, me lo ricordo perchè assomigliava a quel comico italiano che dice “chi è tatiana”.

Il primo annuncio è in Calle Alvarez, il secondo a Belgrano il terzo in piazza del Congresso. Piazza del Congresso, insieme alla piazza della facoltà di medicina, è la piazza più bella di buenos aires con alcuni palazzi in stile francese, compresi di lucernaia e balconi e ricami architettonici piacevoli alla vista e difronte un bel parco e il Palazzo del Congresso, il parlamento, edificio tale e quale alla casa bianca e al capitolio cubano.


Agus ha tempo fino alle 16 poi deve incontrare una sua sorellastra che viene in capitale apposta per parlarle di persona. E’ un periodo di piena con il compleanno di Ale, il casino all’università, i pazienti, confessioni, dichiarazioni e il nostro proggetto. Quando hai tanto da fare il tempo ti trascina come su un nastro trasportatore e non hai modo di pensare troppo, il mondo scorre ai lati e la sensazione è quella di stare vivendo, intensamente.

Sul divano programmiamo le visite e compilo un foglio riportando gli indirizzi e i telefoni e il prezzo: Calle Alvarez è visitabile a partire dalle 14, apparentemente ha tutte le carte in regola: 4 ambienti, 2000 $ di affitto, terzo piano, apto profesional (utilizzabile per uso commerciale), e in una zona facilmente accessibile con la subde a poche quadre. Quella di Belgrano dalle 15, per la terza Agus chiama il numero e scopre che la proprietaria è amica dil suo zio, medico. Annota alcuni informazioni sul foglietto con gli indirizzi e prendiamo appuntamento per le 15,30. Ci prepariamo per il tour delle visite decido di lasciare il plico del clarin a casa di agus e prendere solo il foglietto con gli indirizzi. Per sicurezza chiedo ad Agus, e lei, previdente, mi dice prendo anche l’inserto degli annunci immobiliari che non si sa mai, se dovessimo perdere il foglietto, e lo infila nella borsa di mary poppins. Felici usciamo di casa e mi parla del compleanno di Alejandro, al velodromo, m’invita ad andare, magari con Cristina, giriamo l’angolo e Agus la chiama. Pronto è pronta e viene con noi. Giriamo la curva e le citofoniamo, che abita veramente dietro l’angolo. Cri scende magnifica tutta vestita di rosso e ci abbracciamo e camminiamo verso una direzione che pare essere quella giusta. Sono già le 14 e forse è meglio prendere un taxi.
Nel taxi diciamo Calle Alvarez 1600, anche se non ricordiamo esattamente il numero civico. Poco male tanto la direzione è quella, cerco il foglietto nelle tasche per dire il civico esatto mentre il taxi parte per la città sfreccia sterza e raggiunge la destinazione in pochi minuti, che io trascorro cercando sempre più febbrilmente il foglietto che sembra essere sparito. Scendiamo dal taxi e Agus mi chiede qual’è il numero civico esatto. Io allargo le braccia sconsolato e le dico che ho perso il biglietto.

Poco male mi dice, e apre la borsa per prendere l’inserto degli annunci. Non c’è, sparito. Ci guardiamo straniti e anche un po’ stupiti. Io l’ho vista mentre metteva il giornale nella borsa.
E’ un brutto segno? Mi chiede agus.. nel frattempo cri stà imprecando perchè una paloma le ha cagato in testa. Io sono frastornato le dico, poco male, ricompriamo il clarin, c’è un’edicola proprio all’angolo oltre la strada. Cri intanto entra nel bar per pulirsi dalla cacca dell’uccello, esce con il fazzoletto in mano e incontra un tale che la saluta, si abbracciano. Io e agus la informiamo che stiamo andando a prendere il clarin e attraversiamo la strada, io le dico che non è un brutto segno, è solo una prova, come se il destino volesse avvisarci che il progetto non è una passeggiata, e che quel tale che stà salutando cri mi sembra di averlo già visto. Mentre agus prende il giornale io prelevo e mi aspetto che succeda qualcosa da un momento all’altro e quando la macchinetta mi sputa fuori i soldi senza problemi sono un po’ sorpreso che nn sia successo niente di particolare. Esco e agus mi passa il giornale, recupero l’inserto e individuo subito l’indirizzo con il numero civico è il 1587, proprio li vicino. Attraversiamo la strada torniamo da cri che stà ancora parlando con quell’uomo che ha qualcosa di familiare. Ce lo presenta, si chiama Enrique, e lo riconosco è “Tatiana”. Allora gli chiedo se ieri era a mangiare milanesa alla napolitana e lui conferma. Strana coincidenza, ingigantita dal fatto che è agente immobiliare. Ci consiglia di verificare se è possibile il sub-alquilo. Questo consiglio ci sarà utile più tardi. Lo salutiamo come fece dante a caronte, con una stretta di mano e visitiamo la prima casa. La tizia che ci accoglie pare arcignia nell’ingresso aristocratico. La casa è mal disposta e per il sub-alquilo il contratto ha una clausula che dice espressamente che nn è consentito, anche se la tipa che è di un’agenzia immobiliaria dice che se siamo interessati all’appartamento, la clausula non è un problema e possiamo procedere al subalquilo, basta che non lo diciamo in giro e ci fa l’occhiolino.
Ce ne andiamo che sono già le 15 e decidiamo di saltare l’appartamente di Belgrano per andare direttamente a quello del Congresso. In realtà nel palazzo gli appartamenti da vedere sono due, uno all’ottavo piano, l’altro a pian terreno. In una piazza dove si trovano palazzi sontuosi (mentre camminiamo agus ci mostra quello dove viveva suo padre con i pomelli dorati e decorazioni barocche) arriviamo al numero civico annotato sul foglietto, controllo due volte che sia quello giusto. La facciata del palazzo è brutta, quasi oscena per lo stile militaresco. L’ingresso fa schifo, e l’ascensore che ci porta all’ottavo piano cigola e ci mostra frasi che contengono la parola “puta”. Ma l’appartamento all’ottavo piano è luminoso come mai ne ho visti, ha 4 stanze (ossia 4 consultori) e una vista spettacolare sulle cupole di una chiesa romanica che come dice cri, pare di stare a roma a mirare il cupolone. L’appartamento al pian terreno è molto più ampio e costa solo 200 pesos in più, qui i consultori potrebbero essere 5, anche se uno non ha accesso al bagno.
Ce ne andiamo con le planimetrie sotto il braccio, che sono le 16 in tutta fretta agus scappa a prendere un taxi per incontrare la sorellastra che nel frattempo la chiama preoccupata per il ritardo. Io e cri andiamo a “Bellagamba” a mangiare empanadas e sorseggiare vino fino a farci venire il mal di testa poi ci dividiamo lei ha appuntamento con gli architetti del musetta io vado a casa a rilassarmi un poco. Nel percorso compro della carne, del basilico cipolle e una zucca e all’ingresso di casa incontro magallì con tre uomini mentre salgono tutti in taxi, io la saluto la bacio e lei mi dà appuntamento a più tardi, per vedere un film insieme. Io ci stò e la invito a cena, a cui si aggiungono Josè e Omar, due ragazzi peruviani, i miei nuovi coinquilini che preparano il “pisco sour” una bevanda meravigliosa che mi rintrona per l’alto tasso alcolico. Omar delizia il post cena con soavi canzoni, alcune di contautori sudamericani (per la gioia di Magalì) altre sue personali, come questa che racconta la storia del nonno del nonno del nonno e così via fino al primo nonno, di un'epoca dove non esistevano razze ne religioni:



La serata prosegue con accese discussioni sul movimento maoista dei “Senderos Luminoso” che ha flagellato la povera terra peruviana e termina al Teatro Verdi, antico teatrino con tanto di balconcini, situato nel quartiere de La Boca, dove ascoltiamo musica folk india della regione del Jujuy insieme a Felipe, Monia e Gianluca, italiano a baires per presentare il suo documentario sulla vita in una comunità rumena di Bari. Tra balli folkloristici dove donne sventolano fazzoletti e uomini le circondano di braccia e sorrisi, il nostro gruppo osserva e beve vino, fino a notte tarda....

3 Commenti:

Blogger sara ha detto...

bella fratellone
sei riuscito a caricare il video
sei un mago della tecnologia!!!
a parte tutto bella la canzone
quando nn c'era razza
quando nn c'era credo

eh gia...
te salut
bye bye dalla tua sorellina

25 agosto 2008 alle ore 13:31  
Blogger elfons ha detto...

ciao sorellina
Omar è un cantautore speciale, pensa che ha imparato da autodidatta e ha il dono di saper emozionare con la musica. Che bel mondo quello della musica, lo stò riscoprendo, eccoti un elenco di canzoni che ho scoperto in quest'ultimo mese che potrebbero piacerti:

alcune brasiliane
- Ana Carolina e Seu Jorge "E Isso Ai"
- Djvan "Nem um dia"
- Mascavo "Minha Menina"
- Vanessa Demara "Banho De Chuva"

e quelle tanghere
- Gothan Project "La Del Ruso"
- Narcotango "un paso mas alla"
- Astor Piazzola "la cumparsita"
- Julio Sosa "Mano a mano"

e sopratutto quelle spagnole sudamericane:
- Jorge DreXler (uruguay)"Frontera" e "El sur del sur"
- La Bersuit (arg) "Un Pacto Para Vivir" e "El tiempo no para"
- Chabuca Granda (cile) "La Flor de la canela"
- Victor Jara (peru) "El cigarrito"

1 settembre 2008 alle ore 21:29  
Anonymous Anonimo ha detto...

veramente si chiama sendero luminoso...

27 settembre 2008 alle ore 08:24  

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