lunedì 18 agosto 2008

Libere riflessioni su "La questione economica della sussistenza"; sognare con razionalità

Mi nasce interiormente il desiderio di sognare e progettare.

Viviamo in una società in cui si è pervasi dal desiderio di aver denaro perchè in questo simbolo-strumento vi si pone la speranza di libertà. Più si ha denaro più si è liberi, nel caso specifico, di fare & progettare. Il protagonista partendo da questo presupposto, dopo anni di lavoro impiegatizio subordinato decide di partire con i soldi accumulati per un paese dove il valore di essi viene quintuplicato. Qui gli si pone il problema di come utilizzare il denaro per accumularne altro e mantenere così la propria libertà. L’individuo si trova catapultato in una nuova realtà, per scoprire che è la stessa/medesima retta sul denaro ma in un nuovo contesto, nuova lingua nuova gente e Tanta povertà e – peggio ancora- adesso lui è dal lato di chi si può permettere di vivere senza lavorare. Ma per quanto? Al posto di far fruttare il proprio capitale il protagonista si chiude nel suo mondo fantastico, aprendo il forziere e consumando lentamente le monete d’oro. Ad un certo punto si rende conto della sua prigionia e di come quella libertà temporanea sia un concetto effimero. Il tempo scorre le lancette scandiscono inesorabilmente l’esaurirsi delle risorse.

Il denaro non è in quantità tale da garantire libertà a lungo termine, quindi urge la necessità di aumentare il capitale. Il protagonista teme il ritorno ad una condizione di lavoro subordinato. Si sente impotente perchè non è in grado di realizzare una sua attività (ma quale attività?) se non chiedendo aiuto e denaro in prestito, per tornare nel circolo della richiesta di finanziamenti, catena al collo. Oppure Il capitale le monete d’oro potrebbe servirgli per partecipare ad una società di altri, impadronendosi così parzialmente del loro sogno. Ma pensa che in questo modo rimarrebbe diversamente succube di un'altra forma di lavoro subordinato. Solo una propria idea potrebbe liberarlo da questa sudditanza, un proprio progetto. Ma non ha idee. Sogna di aprire una società editoriale, per pubblicare i libri degli altri, ma per rivenderli deve rientrare nella condizione di sudditanza all'interno della filiera distributiva editorializia.

Gli si impone la necessità di razionalizzare uno schema (? e qui si apre il dibattito), un modello, il cui scopo è individuare i processi logici che portano all'ottenimento della felicità all'interno di una società capitalistica:

. scopo della vita è la ricerca della felicità
. il presupposto per la felicità è la libertà
. la libertà è proporzionata al possesso di denaro
. il denaro è schiavitù
. Conclusione: la felicità, all'interno di un sistema capitalistico, è impossibile

Urge la necessità di uscire da una modello di società capitalistica. Quali alternative politico-sociali si pongono in questo momento? Cuba? Cuba non è posto per gli stranieri ne in verità per i cubani, limitati nella libertà di viaggiare dall’embargo yankee. Quello cubano è si un modello ideale (totale distaccamento dal possesso di denaro; cibo, casa, sanità, trasporto e istruzione gratuiti) ma è reso impraticabile dall'atteggiamento guerrafondaio degli USA.

E quindi? Quindi il protagonista necessita di trovare all’interno del sistema capitalistico realtà di autosostentamento autarchico, libero da vincoli capitalistici. Come è possibile? Acquistando una proprietà e automantenendosi creando un micromondo indipendente. Il presupposto è quindi assoggettarsi alle necessità capitalistiche di una proprietà privata, il che richiede l’acquisto di un terreno e delle materie prime per l’edificazione di una casa (costi fissi iniziali) e per il riscaldamento luce e gas (costi variabili); i primi ottenibili da un capitale iniziale, i secondi foraggiabili da esternazioni, esportazioni di beni e servizi. Sempre più paradosso. Non è dunque possibile realizzarsi senza liberarsi dalle catene della necessità di collaborazione allargata, con elementi del sistema capitalistico. Non è possibile la liberarsi dalla schiavitù del denaro.

Bisogna dunque cercare una risposta all’interno della società capitalistica ossia individuare una metodologia etica per l’ottenimento del denaro necessario alla sussistenza.

17 agosto, 1 mese a Buenos Aires

Il ragionamento logico-sognatore si è trasformato in un progetto. Ieri ne ho parlato ad Agus, mentre andavamo a Tigre, le ho detto quanto necessito di trovare un investimento etico che mi dia una fonte di reddito immediata. Lei mi ha guardato con occhi straniti come se le avessi parlato in un linguaggio onirico fatto tutto d'un fiato. E dunque ecco il progetto; un consultorio di psicologia.

18 agosto, il primo giorno del secondo mese a Buenos Aires

Insomma è lunedì mattina e mi sveglio colmo di speranza con il pensiero che torna a ieri. Le discussioni con Agus, in piedi nel treno per Tigre, la bella atmosfera dei canali veneziani, il ritorno a casa e la riunione famigliare per fugare alcuni dubbi del progetto (e crearne di nuovi) tutte cose che mi riempiono l’esistenza e mi fanno sedere sulla sedia della vita con un soffio che mi esce dall’anima, una valvola di sfogo per allentare la tensione della pianificazione.
Mi sveglio per la prima volta, nel primo giorno del secondo mese, con l’impressione che l’Argentina sia finalmente diventata il mio paese. Un parto all'incontrario. Il progetto sulla carta sembra funzionare, è redditivo a breve termine. Mi affaccio al patio; fuori splende il sole e la carta igenica è finita. Decido di uscire a fare la spesa, mi servono gli ingredienti per preparare il Charquicam, comida tipica cilena (un purè di carne e verdure frutto dell'insegnamento salutista di Magalì), forse è il caso di prelevare dinero che entro un paio di giorni scade l’affitto e si presenterà Tomas per riscuotere la gabella. Esco e mi dirigo verso il Banco HSG, le strade sono semivuote e molti negozi sono chiusi. Avenida Rivadavia non è da meno e le sue 5 larghe corsie sono solcate da qualche sporadico taxi, e in lontananza vedo un collectivo. Penso che non ci sia tanta differenza tra una domenica mattina e un lunedì mattina. La porta del Bancomat è chiusa e quindi passo il tesserino nell’apposito struscio ma non succede nulla, provo e riprovo infine desisto che in fondo la giornata è così bella che posso anche farmi due passi fino alla prossima Banca. Faccio due passi di numero e nel frattempo arrivano due ragazzi seguiti da una donna, che passano il tesserino ed entrano, e com’è possibile mi chiedo, che avevo provato ben tre volte. Poco male penso è lunedì mattina, e sono sveglio da poco, mi giro e torno sui miei passi. Nel frattempo la donna si è fermata, rimane sull’uscio con lo sguardo perplesso come se in quell’istante si fosse ricordata di qualcosa rimasto in chissà quale parte della città, o della sua mente, si volta e ritorna in strada e se ne va. Poco male anzi bene che gli sportelli sono tre, i ragazzi sono due, quindi niente attesa. Entro inserisco la carta, digito il codice e mi appresto a prelevare i miei soliti trecento pesos (che oltre non mi consente) quando vedo due ombre che mi circondano uno mi spinge mi allontana l’altro preme sul pulsante del prelievo massimo, ossia 700 pesos, cerco di bloccarlo con i polmoni pieni e i muscoli tesi ma– ora lo guardo bene- è bello grosso barbuto mi trattiene mi libero dalla presa e provo a spingerlo via, ci riesco il poco per bloccare l’altro. Il grosso si rifà avanti mi spintona e resisto, allora mi tira un pugno e mi prende altezza-orecchio destro io replico con un pugnetto smorto che quello mezzo mi para mezzo lo colgo allo zigomo ma entrambi non sembriamo risentire del colpo e continuamo a fronteggiarci, mentre con l’occhio sbircio lo schermo, il piccoletto legge che “no hay disponibilidad” (forse il prelievo massimo di 300 pesos non è poi una disgrazia) e gli dico “soy pobre como vos”. Intanto sullo schermo compare la domanda "otra operation?" e l'adrenalina mi allunga il braccio, il piccoletto non riesce a bloccarmelo, riesco a premere il pulsante "annulla operazione e la carta viene sputata fuori, ritorno a spintonarmi e i due si pongono verso la porta, continuo a ripetergli la mia frase come una litania, intercalato con qualche offesa in madrelingua italiana, infine il piccolo mi indica la carta (e penso a quando l’ho lasciata li con Laercio qualche settimana fa e la sua reattività minima non mi ha permesso di recuperarla e fu risucchiata dalla macchinetta e dovetti andare il giorno dopo a prenderla mano a mano con l'impiegato incravattato). Il piccoletto mi indica la carta e decido di afferrarla-intascarla e quelli se la svignano correndo per strada, io esco mi guardo in giro, non c’è anima viva. Il mio respiro è tranquillo, la giornata è la stessa di prima, calda e serena. Nulla sembra essere successo e me ne vado a prelevare in un’altro sportello, passo a comprare ½ kg di carne, 1 kg di patate, due pannocchie, un peperone, 2 cipolle, frutta pane e latte e mi cucino il Charquicam, mangio in serenità con Valerì e Magalì e racconto l’episodio, del mio scontro fisico, il primo della mia vita dai tempi delle lotte tra bambini. Il pomeriggio trascorre tra partite di carte in cui esco sconfitto, sarà di beneficio ai miei affari, penso.

3 Commenti:

Blogger chesko ha detto...

ciao bello devo dire che il tuo soggiorno è abbastanza movimentato. Per quanto riguarda le riflessioni sulla società è vero hai ragione è il denaro quello che muove tutto ma poi per ottenerlo si entra in un circolo vizioso che ti rende schiavo dello stesso. Bisognerebbe tornare indietro, forse al baratto ma anche lì cosa ne sarebbe di tutti noi? In fondo la società che abbiamo adesso, con le comodità che abbiamo è stata anche frutto della tensione dell'uomo a migliorarsi e quindi ottenere qualcosa in cambio (il denaro appunto). E poi anche se si tornasse indietro questa tensione non sparirebbe e di conseguenza non sparirebbero le lotte e l'egoismo insito nell'uomo che vuole ottenere per sè (e sempre a danno di qualcuno)le cose migliori. Poi su cuba vorrei dirti qulacosa: sicuramente il regime yankee non ha reso facile le cose ma è stato un potente collante che ha fatto resistere Castro fino ad ora (e secondo me lui non lo maledice anzi..). E' la povera gente che lo maledice perchè sta male e non mangia (e l'assistenza gratuita è una mezza fregnaccia vedi anche il libro di Gordiano Lupi che tu mi hai lasciato). Bè scusami se mi sono dilungato in riflessioni che probabilmente non leggerai mai. Guarda che ti ho cercato su skype ma non ci sei mai. Una cosa non capito: ma i soldi te li hanno ciulati o no? Spero di no!Hasta siempre!

21 agosto 2008 alle ore 16:09  
Blogger elfons ha detto...

hola ciesk, la società in cui viviamo è frutto della tensione dell'uomo a migliorarsi, ma c'è qualcosa che non va, se questa tensione ci porta a sfogarci in guerre petrolifere e disuguaglianze sociali. Mancanza organizzativa? nella più ottimistica delle ipotesi questa carenza è dovuta a ignoranza, ma non la penso così. Penso che ci sia l'interesse di quei pochi che vivono bene nuotando nell'oro e che si preoccupano di perdere i loro privilegi qualora concedessero quelli che io chiamo diritti (casa, lavoro "umano", sanità, istruzione, trasporti e rappresenzanza istituzionale). Detto questo, sentendomi impotente difronte al cambiamento (basta vedere come sono stati ascoltati quelli che la pensano come me - leggi genova G8) mi assoggetto temporaneamente alle leggi capitalistiche con lo scopo di automantenermi, senza sfruttare nessuno. Ho qualcosa in serbo ti farò sapere.

Per quanto riguarda Cuba hai perfettamente ragione, ma con tutti i suoi difetti rimane l'ultimo baluardo, l'ultimo sistema alternativo.

Su skype non ci vado quasi mai, ma adesso che me lo dici cercherò di collegarmi intorno alle 16 (le 21 da voi), hasta siempre ci vediamo in rete!!!

ps i soldi non me li hanno ciulati, per sicurezza sono andato a controllare sul mio conto online nel caso mi fosse sfuggito qualcosa nel marasma. Dovevi vedere che scena, ho persino pensato di chiedere alla banca se hanno il filmato...

21 agosto 2008 alle ore 19:26  
Anonymous Anonimo ha detto...

Ciao Henry "the Mole".
Brutta esperienza ti è capitata al bancomat sicuramente non piacevole, ma ne sei uscito alla grandissima direi, salvando capra e cavoli...la descrizione del tuo "pugnetto" mi è piaciuta tantissimo ;)
Ho letto le tue elucubrazioni sul denaro e sul capitalismo (sono quelle che mi mancano tanto in mensa).
Ti stupirà sapere che anch'io la penso come te nonostante il nostro pensiero sia diametralmente opposto, che il mondo che tu vorresti è sicuramente migliore di quello cin cui viviamo, ma purtroppo la realtà dei fatti è un'altra.
Siamo tutti schiavi del denaro e per quanto poco ci possa piacere per sopravvivere siamo costretti ad essere parte, volenti o nolenti, di questo meccanismo infernale, ma se analizzi sinceramente fino in fondo a tutti noi piaciono le comodità e le cose belle o se preferisci le cose "global" come le chiameresti tu e per quanto tu ti possa sforzare di provare a rimanere fuori da questo, non puoi non ce la puoi fare.
La differenza tra noi è che tu ci provi ancora e forse io mi sono arreso e questo è sicuramente un punto a tuo favore...non hai smesso di sognare, un po a modo tuo, ma perlomeno ci stai provando.
Su Cuba il tuo amico Chesko ha ragione, io ci sono stato e tu anche, sappiamo come funziona in quel paese, la politica restrittiva USA ha sicuramente un po' penalizzato l'isola ma ne ha anche rafforzato lo spirito. E' vero a Cuba non ci sono ricchi ma di povera gente ce ne è un po troppa per i miei gusti, il livellamento verso il basso non credo possa essere positivo perchè porta a vedere situazioni tristissime.
Ciao "Carlos Monzon de no'artri" attendiamo notizie sul tuo prossimo incontro ;)

Barcollo ma non mollo...nel Bancomat ;D

Andrea


PS x Chesko - Non te la menare troppo su come chiudo i miei messaggi sono più che altro uno scherzo con Henry...e poi se tu puoi salutare con "Hasta la Victoria Siempre" penso di potere fare come credo anch'io...siamo in un mondo libero. Peace & Love ;)

22 agosto 2008 alle ore 04:19  

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